Il carattere

(A cura di Francesco Cochetti, giudice E.N.C.I. ed allevatore della razza, dalla rivista "I Nostri Cani", © COPYRIGHT)

Se chiedessi ad allevatori di altre razze qual’ è il carattere del Chihuahua, sono sicuro che riceverei quelle stesse risposte, che erano anche mie, fino a sei anni fa, quando ho deciso di iniziare ad allevare questa razza. Viene infatti naturale associare al cane più piccolo esistente nelle razze riconosciute F.C.I., un carattere che meglio si addice alla sua taglia e, quindi, un cane fragile, bisognoso di molte attenzioni, forse anche isterico, rumoroso e quindi fastidioso.
Beh…., non è proprio cosi! Madre natura, come sempre, ha provveduto a stabilire quei corretti e sani equilibri necessari, dettati dalla legge di compensazione, che permettono al Chihuahua di ben difendersi in caso di “attentati” o fastidi provenienti da cani di taglia più grande.
Appartenente al 9° gruppo F.C.I., delle razze da compagnia, è per antonomasia un cane che ama la famiglia, la casa e tutto ciò che è insito nella vita familiare. Ha una sensibilità innata, credo esclusiva delle razze di questo gruppo. Quindi come tutte le “persone”sensibili, risente facilmente degli umori della famiglia, che assorbe veramente tanto, a tal punto da far capire inequivocabilmente, con il suo sguardo, se c’è tranquillità o meno dentro la sua casa.
E’ una razza che ha senz’altro la prerogativa di possedere un’intelligenza viva, anche se a volte sono un po’ testardi e potrebbero essere meno ubbidienti di altri. Non amano vivere il loro tempo libero sulle ginocchia del padrone ma sono predisposti al gioco, a trascorrere le loro giornate primaverili - estive all’aperto, in spazi che consentano facilmente di scaricare la loro voglia di vivere in meravigliose corse e nel gioco che più amano, che consiste nel rincorrersi l’uno con l’altro.
Da questi momenti è molto difficile distrarli; mai pensare di poterli facilmente richiamare all’ordine ottenendo il loro consenso, senza prima averli fatti sufficientemente sfogare. Non amano invece il freddo e l’inverno trascorrono tempi brevissimi all’aperto. Dormono di più e sono ancor più felici se lo possono fare davanti a fonti di calore.
A differenza di altre razze da compagnia, difficilmente scelgono quale proprio padrone il rappresentante più giovane della famiglia; non sono amanti per eccellenza dei bambini anche se, qualora decidessero di esserlo, sono dei bravissimi ed attenti genitori. Il Chihuahua tende, come i bambini, a decidere quando e come giocare ed è per questo che è difficile trovare un perfetto binomio.
Alcuni soggetti di questa razza hanno comunque dato un buona prova di capacità nella disciplina dell’agility. Ho visto qualche Chihuahua in Scandinavia partecipare a gare di agility con discreti risultati. Questo fa pensare che forse, la loro natura possa essere leggermente modificata se non si è troppo deboli nell’educazione in tenera età. Attenzione però a non essere troppo rigidi, il carattere del Chihuahua una volta modificato, non si corregge più, ed è la fine! Si potrebbe rischiare di farlo diventare mordace ed intollerante e questo aspetto potrebbe condizionare negativamente la carriera a livello espositivo.
Il Chihuahua ama, in generale, la compagnia dei suoi simili. Di solito possono vivere in piccoli branchi, stabiliscono le gerarchie ed i ruoli all’interno del gruppo e se tutti li rispettano, non hanno problemi. L’ultimo entrato nel gruppo dovrà comunque fare molta attenzione al capo branco, perché se non lo farà, potrebbe subire gravi conseguenze a livello fisico.
Il carattere, come in tutte le razze, è una componente genetica ed è quindi facilmente visibile il lavoro dell’allevatore che ha prestato particolare attenzione alla selezione di soggetti di carattere equilibrato, predisposti quindi ad intraprendere, senza molti problemi, la carriera espositiva. Lavoro, che è a mio avviso tanto importante, o forse di più, quanto la selezione morfologica.
Sono vicino alla razza in una duplice veste, quella di allevatore e di giudice. Ciò comporta una maggiore criticità con i soggetti da me prodotti, cosa che dovrebbe essere propria di ogni buon allevatore. Sono convinto che per poter essere un buon giudice, bisogna anche essere stato od essere un buon allevatore. Controllare costantemente l’evoluzione della razza, essere aggiornato sulle particolarità peculiari che la interessano, specialmente se si tratta della razza che si alleva, per la quale gli espositori attendono un contributo notevole; questo è a mio avviso il ruolo di un giudice. Questa duplice veste mi obbliga ad un’attenta osservazione dei soggetti prodotti nel nostro Paese ed all’estero. Attenta osservazione non solo nella morfologia ma anche nelle attitudini caratteriali degli stessi. E’ proprio vero che chi ha ben lavorato sulla componente caratteriale, ha raccolto i frutti che ormai maturano e matureranno naturalmente negli anni. Ho potuto verificarlo personalmente, avendo il piacere di giudicare e di esporre in importanti incontri ad alto livello tecnico mondiale. Ho imparato a riconoscere i soggetti provenienti da linee di sangue dove si è lavorato correttamente sul carattere, magari sacrificando a volte, la morfologia. Sono scelte che vanno fatte, se necessarie! Apprezzo personalmente i colleghi che valutano l’aspetto caratteriale, dando un giusto peso in sede di giudizio, premiando o penalizzando lo stesso, laddove necessita farlo. Non possiamo assolutamente permetterci, quali giudici incaricati di dare un giudizio tecnico, di assegnare la qualifica di eccellente ad un soggetto timido od aggressivo, seppur un soggetto bellissimo sotto l’aspetto morfologico. Il compito di giudice è difficile e potrebbe diventare dannoso qualora non si applichi correttamente ciò che il codice deontologico del giudice richiede di fare. Ho osservato che in alcune linee americane ci sono soggetti apprezzabili dal punto di vista caratteriale, Chihuahua assolutamente nati per essere soggetti da esposizione, facilmente addestrabili al ring, delle macchine perfette. Sono d’altro canto però convinto che estremizzando questa attitudine, si potrebbe snaturare la forte personalità di questo piccolo cane che è la caratteristica che più piace ai profondi stimatori di questa razza, perdendo forse, la selezione di altre caratteristiche essenziali, quali il tipo. C’è solo da augurarsi che il buon senso dell’allevatore sia forte a garantire la tutela e salvaguardia della razza. Non dobbiamo permettere, quali allevatori, di distruggere quelle che sono le caratteristiche che ci fanno tanto amare “questo piccolo grande cane”.